Carolina Pappalardo da Catania a Charleroi:
"Mi trovo bene, esperienza che mi fa crescere"

LUNEDÌ, 11 FEBBRAIO 2019

L’amore e la passione per la palla a spicchi ti spinge spesso a prendere strade inaspettate e quella imboccata da Carolina Pappalardo classe 1996 è partita da Catania in maglia Lazùr per proseguire ad Anagni, Latina, Dike Napoli, La Spezia, Umbertide fino al Belgio dove da due anni l’ala siciliana indossa la casacca dello Spirou Charleroi. La formazione belga è in piena corsa play off dopo l’importante vittoria esterna contro Antwerp Giants (50-66) match nel quale Carolina nei ventotto minuti giocati ha messo a segno quattordici punti e portato a casa sette rimbalzi. In stagione viaggia con una media di ventidue minuti, 7,38 punti e 5 rimbalzi.

Una passione nata fin da piccola “vicino casa mia – ci dice Carolina – c’era un campetto ed ogni volta che passavo davanti mi fermavo a guardare i ragazzi giocare. E’ stato così che ho incontrato il basket, dissi a mia madre che volevo provare a giocare e lei mi portò in palestra per il minibasket. Ho preso la palla in mano e me ne sono innamorata”. Una decisione, quella di andare a giocare all’estero, non facile perché spesso si preferisce restare in una sorta di confort zone che ti protegge. “La decisione di lasciare l’Italia – prosegue Carolina – è nata per lo più dalla curiosità di provare un’esperienza diversa, in un campionato diverso. Ho voluto cogliere l’occasione di mettermi in gioco, conoscere una realtà nuova e capire come potevo starci. Quando mi è stata proposta questa possibilità non ci ho pensato due volte”.

Un campionato diverso, una realtà diversa “infatti – continua l’ala catanese – quando sono arrivata qui non sapevo bene cosa aspettarmi, non sapevo nulla di questo campionato. C’è voluto del tempo per ambientarmi, anche per questo ho deciso di restare anche questa stagione. Il gioco è meno tattico, si punta più su una difesa aggressiva e si da più spazio alle letture. Questi due anni mi hanno insegnato tanto, mentalmente sono cresciuta molto ed ho imparato a prendermi le mie responsabilità. Qui sono considerata la “straniera” quindi si aspettano comunque qualcosa in più da me”. Ci si aspetta molto ma c’è un modo di vivere il basket con meno pressione ed isterismi “si vive con molta più serenità – dice Carolina – ad esempio a fine partita in ogni palazzetto, che si vinca o perda, si va tutti nel bar del palazzetto a bere una birra anche con le squadre avversarie. Una specie di terzo tempo rugbistico e spesso le squadre di casa preparano anche da mangiare per le avversarie. Poi ci si concentra in settimana sul lavoro da fare in palestra e non sui social”.

La Dike Napoli è la società che ha lanciato Carolina in serie A con le partenopee ha giocato quindici partite ed è scontato la notizia del fallimento ha fatto rumore anche in Belgio. “Quando ho saputo la notizia della rinuncia ero molto dispiaciuta. Napoli è una squadra dove ho lasciato un pezzo del mio cuore, posso dire che è stato davvero triste per me leggere quella notizia”. Charleroi era partita con ambizioni ben diverse in questa stagione ma una serie di infortuni, tra i quali quello di Marina Dzinic conoscenza del nostro basket, che si è rotta il crociato nella seconda partita di campionato ha cambiato le prospettive. “Dovevamo essere una delle squadre di vertice di questo campionato – esclama amareggiata Carolina – ma visto il gran numero degli infortuni che abbiamo avuto in squadra essere ad un passo dalla qualificazione certa ai play off è già quasi un miracolo. Stiamo andando bene nonostante tutto e adesso cercheremo di agganciare il sesto posto”. “Mi sono integrata bene, qui la gente ti accoglie con tanto calore, più di quanto mi aspettassi quando sono venuta la prima volta. E’ pieno di italiani ed anche questo mi ha aiutata parecchio, soprattutto all’inizio con la lingua. Sto bene qui, mi piace, anche se non mi abituerò mai al freddo”.

Lontano dagli occhi ma non lontano dal cuore e Carolina segue le vicende del basket femminile italiano “so che molte società continuano ad avere problemi ed inevitabilmente di questo ne risente tutto il movimento. Nonostante questo però, vedo una speranza, una crescita, vedo tante giocatrici che continuano a metterci l’anima per questo sport malgrado le difficoltà che ha il movimento”. E se chiedete a Carolina cosa gli manca dell’Italia la risposta è secca: “La Pizza”!

 

Giuseppe Errico